Dal seno allo svezzamento

 

Il passaggio dall’allattamento al seno allo svezzamento con i cibi solidi è sempre un momento delicato. Il pediatra è il punto di riferimento ma il segreto è non avere fretta.

Se si ha la fortuna di avere tanto latte e di poter allattare senza limiti il proprio bambino, è bene approfittarne per tutto il tempo che si desidera. Secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sarebbe opportuno allattare al seno il proprio figlio fino ad almeno sei mesi, meglio se si riesce ad arrivare all’anno. Nessun problema, poi, se si desidera nutrire al seno il proprio bambino addirittura fino ai due anni: a questa età il piccolo inizia a frequentare il nido ed entra quindi in contatto con germi e virus e la protezione del latte materno gli fornisce una valida difesa con gli anticorpi.

Provare a usare il tiralatte
Arriva in ogni caso per tutte, prima o poi, il momento di staccare il proprio figlio dal seno, anche se è meglio cercare di posticipare questa fase di passaggio. Nemmeno il lavoro dovrebbe essere un ostacolo. Infatti la mamma può estrarre il liquido dal seno con il tiralatte e conservarlo in frigo in appositi biberon sterili: dura fino a 48 ore, può essere offerto al bambino dalla baby sitter o dalla nonna e il piccolo può beneficiare così di importanti sostanze nutritive. Il problema, però, non è solo rinunciare a offrire il proprio nutrimento, quanto rinunciare a proporre il seno. Il contatto con la pelle della mamma, con il suo odore, rappresenta infatti per il bambino un momento di grande benessere psicofisico quando è piccolo e una coccola speciale per quando è più grandicello.

Trucchi per favorire il distacco
Per aiutare il bimbo a staccarsi dal seno senza stress, ogni mamma dovrebbe essere prima di tutto convinta di volerlo fare: ogni ripensamento o rimpianto è il segnale che non è ancora pronta. Si può provare, per esempio, a ridurre gradualmente il numero delle poppate, per esempio quella della notte o della sera tarda – gli esperti di allattamento suggeriscono di eliminare per ultima la poppata del mattino. Ridurre leggermente l’introduzione di liquidi durante il giorno, senza rinunciare a un sufficiente apporto idrico, ovviamente può aiutare a far diminuire la produzione del latte. È meglio evitare anche metodi drastici come le pomate amare sul seno, le gocce di limone e anche le compresse per far andare via il latte possono causare gonfiore intestinale e mal di testa per qualche ora, a meno che non siano suggerite dal ginecologo. Quando il bambino è più piccolo, il distacco dal seno può essere meno difficoltoso: gli si può proporre per esempio, la prima frutta fresca grattugiata, di solito si inizia con mela, banana o pera: ha un sapore dolce, una consistenza morbida che il bambino può apprezzare molto e avvertire meno quindi la mancanza del seno materno.

Più difficile se il bambino è grandicello
Quando il piccolo è decisamente grandicello, dall’anno e mezzo ai due anni, al piacere della poppata si aggiunge quello della coccola, della vicinanza con il seno materno che il bambino richiede con insistenza e determinazione, arrivando a sollevare la maglietta della mamma. In questi casi si può giocare d’astuzia e provare a distrarre il bambino proponendogli una passeggiata, un gioco insieme o offrendogli cose a lui gradite. È necessario prima di tutto educarlo a staccarsi progressivamente dalla madre perché il seno non è un ciuccio e purtroppo prima o poi arriva un’età in cui è necessario dire basta. Crescendo, frequentando il nido e ampliando i suoi interessi di crescita, aumentando la gamma degli alimenti il bambino poco per volta imparerà a staccarsi spontaneamente dal seno della mamma.

Giorgia Andretti

 

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