Quando sono i genitori a fare gli adolescenti

 

All’interno della famiglia ci sono confini tra genitori e figli che sono espressione delle regole familiari che definiscono il ruolo di ognuno. Se i confini non vengono rispettati i figli finiscono per essere trascinati in questioni, preoccupazioni, emozioni e ruoli a loro inadeguati. Ce ne parla la psicologa Brunella Gasperini.
 

 

n confine è qualcosa che separa due cose. Muri, recinti, barriere ne sono esempi fisici. Esistono poi i confini psicologici. Sono fatti di idee, percezioni, credenze, aspettative. Permettono di sentirci parte di gruppi sociali - coppia, famiglia, associazione, compagnia - ma definiscono anche il concetto che abbiamo di noi stessi, la nostra identità. Ci delimitano, distinguono. Definiscono l’Io, il Noi e gli Altri. All’interno della famiglia ci sono confini tra genitori e figli che, come la membrana semipermeabile della cellula, regolano la comunicazione, gli scambi. Non sono limiti all’affetto, al sostegno, alla vicinanza. Sono espressione delle regole familiari che definiscono il ruolo di ognuno. A volte questi confini si fanno troppo rigidi, murano fuori, oppure sono molto blandi, soffocano. Se i confini non vengono rispettati i figli finiscono per essere trascinati in questioni, preoccupazioni, emozioni e ruoli a loro inadeguati.

SE IL GENITORE HA UN NUOVO PARTNER
Può succedere quando nella vita sentimentale di un genitore arriva un’altra persona e il rapporto tra i partner si guasta, a volte rompendosi per sempre. Un’esperienza traumatica che inevitabilmente impatta anche sulla vita dei figli. Spesso quando si è molto coinvolti in una relazione extraconiugale, o in un acceso contrasto con il partner per riappropriarsi della relazione, involontariamente ci si scollega un po’ dai propri figli. Anche se si cerca di rimanere sintonizzati sui più piccoli, rabbia e amore sono emozioni forti che hanno il potere in molti casi di sconvolgerci, rapirci, farci smarrire. Così attraversiamo confini, invadiamo, entriamo nella vita dell’altro - nostro figlio - e involontariamente lo risucchiamo nel nostro vortice emotivo. Non riconosciamo i suoi diritti ad essere semplicemente bambino o ragazzo. Creiamo una zona di frontiera ambigua, dove non si sa più chi è l’adulto e il minore.

Più grande è il figlio, più in un certo senso è adatto per farsi trascinare nel conflitto, essere manipolato. Ci resta difficile vedere con gli occhi di un adolescente, immaginare il trambusto emotivo della scoperta di un’altra presenza nella vita intima di un genitore, del senso di tradimento e perdita di fiducia che questa esperienza gli solleva. Della rabbia, confusione, risentimento, insicurezza, imbarazzo, smossi dalla rottura del legame tra madre e padre. Il peso di mantenere il segreto, di diventare il confidente/complice di un genitore, di essere costretto ad assumersi il carico del suo comportamento “negativo” ritrovandosi l’incombenza di proteggere l’altro. Oppure il disagio di essere informato dei fatti a tutti i costi da parte del partner “tradito” per diventare oggetto di sfogo della sua rabbia, essere usato per ferire il coniuge. Trovandosi investito della responsabilità di confortarlo.

LE AMBIGUITA' DEGLI ADULTI
I figli vengono molte volte danneggiati inutilmente. Non si può giudicare la loro rabbia, solo comprenderla. Gli adolescenti sono impegnati a costruirsi la propria identità, si trovano alle prese con le prime esperienze di innamoramento, intimità, confini, fiducia. Guardano gli adulti per capire come gestire queste cose. E certi caos familiari ai loro occhi sanno di insensibilità, autosvalutazione, mancanza di rispetto, incapacità di risolvere. Gli adulti in effetti con i proprio comportamenti non di rado raccontano che in un rapporto si può essere ambigui, poco affidabili, ci si può abbandonare, disprezzare e maltrattare. Essere sleali.
E sentire che la falsità si è insinuata in casa scuote la visione del mondo, mette in discussione l’integrità dei modelli adolescenziali. Possono crearsi sensi di precarietà, aspettative di abbandono, perdita di fiducia verso tutto e tutti. Gli adolescenti sono critici e giudicanti, è tutto bianco o nero. Possono arrabbiarsi, ritenere il genitore “che ha sbagliato” colpevole della rottura della famiglia, desiderare di tagliare i legami. Una separazione è pur sempre una perdita, un lutto, un dolore. Possono essere anche estremamente consapevoli e lucidi nella loro vulnerabilità, più dei genitori.

IL GENITORE VITTIMA
Anche con il genitore “vittima” la situazione può complicarsi. I figli a volte lo accusano di essere stato distratto, di aver causato quello che è successo. Detestano il suo comportamento passivo, incapace di reagire in modo efficace, e nel loro processo di crescita possono faticare per discostarsi da questo modello inefficace o rassegnato. I figli sanno colpire bene se vogliono, distribuendo le colpe su più binari, facendo sentire gli adulti falliti sia come coniugi che genitori. 



INFEDELTA' EREDITARIA
Secondo un’indagine condotta negli Stati Uniti dalla psicologa Ana Nogales, esperta di terapia familiare e fondatrice della Casa della famiglia in California per le vittime di traumi, oltre la metà dei figli provenienti da famiglie in cui un genitore ha intrattenuto una relazione extraconiugale, da adulti finiscono per essere infedeli a loro volta. Al di là del sensazionalismo di questa notizia, lo stile disastroso e distruttivo con cui molte volte sono gestiti questi cambiamenti, può effettivamente influenzare il modo di stare nei rapporti intimi dei figli, condizionare la loro capacità di fidarsi degli altri, renderli più vulnerabili, insicuri, incapaci di affrontare le difficoltà relazionali.

È importante quindi esserci per i nostri figli. Anche se ci sono ostili e sembrano detestarci, anche se hanno chiuso la porta proprio come noi, ai loro occhi, abbiamo fatto con loro. Ed è necessario dimostrare, se siamo nell’altra posizione, di essere in grado di prenderci cura di noi stessi, di intervenire sul dolore. E perdonare. Gli adolescenti hanno ancora bisogno di noi, e di sapere, per emanciparsi, che non abbiamo bisogno di loro per stare bene. Cercano solidità, non nella famiglia unita a tutti i costi, ma in senso affettivo con le persone significative. Dalle quali poi gradualmente andar via per crearsi la propria vita.

 

 

via D- La Repubblica

 

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