Pcare approfondimenti |Il congelamento ovocitario, la preservazione della fertilità e il “Social Freezing”

Abbiamo chiesto all'embriologa di Villa Margherita, la Dott.ssa Gemma Fabozzi, di spiegare alle nostre lettrici tutti gli aspetti del congelamento ovocitario.


Il congelamento ovocitario, la preservazione della fertilità e il “Social Freezing”

Ogni donna, sin dalla nascita, possiede un numero definito di  follicoli primordiali che rappresenta la sua “riserva ovarica”. A partire dalla pubertà, piccoli gruppi di questi follicoli intraprendono la strada della maturazione e danno origine alle cellule riproduttive femminili : gli ovociti.

Tale riserva, con il passare degli anni, diminuirà prima gradualmente e poi rapidamente, fino a quando la comparsa di cicli irregolari e, in seguito la loro totale scomparsa, testimonieranno il definitivo esaurimento di tale riserva.

La crioconservazione degli ovociti è una pratica ancora poco conosciuta che può essere offerta tutte le donne ma riveste una particolare importanza per quelle categorie che rischiano di andare in contro ad un precoce esaurimento della riserva ovarica. In questi casi, essa rappresenta un’importante chance per preservare la propria fertilità.

Questo vale ad esempio per le pazienti oncologiche che devono affrontare chemio e radioterapia,  trattamenti che possono diminuire il loro potenziale riproduttivo danneggiando il tessuto ovarico e gli ovociti in esso presenti. Ovviamente l’entità del danno può variare a seconda di vari fattori (es. tipo di trattamento oncologico, età della donna, iniziale riserva ovarica.. etc) ma, dal momento in cui i progressi in campo oncologico hanno portato ad un progressivo aumento delle  probabilità di sopravvivenza di tali pazienti,  è necessario cercare di offrire loro una possibilità di diventare future mamme.  Si deve tener conto , infatti, che la prospettiva di un’eventuale perdita del potenziale riproduttivo può solo peggiorare la condizione psicologica della paziente, già fortemente provata dalla sua malattia. Per le pazienti non in età riproduttiva, invece, è indicato il congelamento del tessuto ovarico da trapiantare successivamente al trattamento chemioterapico. Tuttavia, sono ancora pochi i casi riportati in letteratura ma importanti passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni in questa direzione.

Altre tipologie di pazienti alle quali è doveroso far presente la possibilità di congelare gli ovociti sono le donne affette da  endometriosi e che devono affrontare interventi chirurgici invasivi per rimozioni di cisti con il rischio di danneggiare la funzionalità delle ovaie e diminuire la loro riserva ovarica o anche le donne che hanno una storia familiare di menopausa precoce.

La crioconservazione ovocitaria può essere richiesta anche da donne che non hanno specifiche patologie ma desiderose semplicemente di ritardare i progetto di allargare la famiglia, poiché esigenze di carriera o la mancanza di un partner stabile le inducono a rimandare il sogno di avere un bambino: in questi casi si parla di “Social Freezing”. Infatti, posticipando la ricerca di una gravidanza si corre il rischio di dover poi dover rinunciare a questo sogno poiché all’aumentare dell’età diminuisce la riserva ovarica e peggiora la qualità ovocitaria, rendendo il concepimento statisticamente più difficile. Effettuando il congelamento, queste donne possono invece mettere da parte un determinato quantitativo di cellule riproduttive per poi farne uso se nel giorno in cui decideranno di avere una gravidanza incontreranno degli ostacoli.

Tuttavia, è importante effettuare alcune considerazioni pratiche sul congelamento ovocitario. Congelare i propri ovociti non vuol dire avere un figlio assicurato. Ormai, le nuove tecniche di congelamento, come la vitrificazione, garantiscono elevatissime percentuali di sopravvivenza, fertilizzazione e impianto paragonabili a quelle degli ovociti freschi  (Cil and Seli, 2013) ma gli stessi studi indicano che questo avviene quando la crioconservazione avviene prima dei  35 anni (Forman et al., 2012) poiché con il passare del tempo, e l’aumentare dell’età della donna, si ha un significativo aumento delle aneuploidie (cioè anomalie nel numero dei cromosomi), responsabili di ripetiti fallimenti e aborti spontanei.   

Dunque, il congelamento ovocitario può essere una grande risorsa per molte donne, in particolare per determinate categorie, ma la tempestività con cui deve essere informata la paziente ed effettuato il congelamento sono due aspetti molto importanti per poter  poi ottenere dei risultati.

 

Dott.ssa Gemma Fabozzi

 

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