Problemi intimi? Soluzioni per tutte!

Pcare presenta la riabilitazione al pavimento pelvico, per risolvere i problemi alle parti intime.


 

È il nostro appuntamento con il programma PCare presso la Casa di Cura Villa Margherita di Roma. Oggi parliamo dei problemi che spesso per vergogna si tengono dentro, problemi alle “parti intime”.

 

Dopo il parto si possono presentare alcuni problemi come dolore alla cicatrice dell’episiotomia, leggere perdite di urina, riduzione della sensibilità: tutti piccoli fastidi. Per molte donne una buona preparazione del pavimento pelvico è sufficiente a prevenire questi disturbi. Per altre, invece, è necessaria la riabilitazione perineale o riabilitazione del pavimento pelvico.

 

Riabilitazione del pavimento pelvico: che cos’è?

Non tutte le donne sono consapevoli delle strutture che compongono il bacino, né sanno di poter utilizzare i muscoli  di quella zona anatomica. Con l’aiuto di ostetriche o fisioterapisti specializzati si possono fare valutazione e riabilitazione, imparando a conoscere e sviluppare la propria fisiologica capacità di trattenere e rilasciare. La valutazione è simile ad una visita ginecologica, lo specialista ispeziona la parte, l’eventuale presenza di cicatrici, aderenze, contratture muscolari, e verifica l’efficacia della contrazione perineale. Questa parte della visita si esegue da sdraiate.

In seguito, grazie ai disegni anatomici e alle spiegazioni del terapista la donna prende coscienza del suo corpo e impara ad ascoltarlo. La riabilitazione vera e propria è un insieme di esercizi personalizzati, sia di allenamento sia di resistenza, che vengono eseguiti con la guida e il controllo dello specialista. Nelle prime sedute gli esercizi si eseguono sul lettino, poi da sedute e infine in piedi. 

Il tipo di terapia dipende dal disturbo, ad esempio nel recupero dell’incontinenza la difficoltà degli esercizi è crescente, e nell’ultima fase della terapia si sperimenta la capacità di anticipare gli sforzi (colpo di tosse, starnuto, sollevamento di un peso) con una contrazione preventiva, in modo da poter gestire ogni aspetto della vita quotidiana. Per ogni tipo di disturbo ci sarà una progressione specifica.

 

Quando serve farla

La preparazione perineale è  indicata e consigliabile a tutte le donne, fin dai primi mesi di gravidanza: mantenere i tessuti elastici previene l’insorgenza di complicazioni e favorisce una buona gestione del parto, anche in caso di cesarei.

La riabilitazione del pavimento pelvico invece dovrebbe essere iniziata non appena possibile, subito dopo il ritorno a casa. In alcuni Paesi Europei è addirittura obbligatoria, l’operatore viene inviato a domicilio del paziente!

Nel nostro Paese purtroppo c’è ancora qualche reticenza, e una certa confusione. Pertanto noi di PCare, in base alla nostra esperienza, abbiamo stilato un piccolo questionario per riconoscere i più comuni “campanelli  d’allarme”:

• Mi alzo la notte per fare pipì

• Mi esce qualche goccia quando starnutisco, rido o faccio sforzi

• Mi tira la cicatrice delle vecchie episiotomie o del cesareo

• Durante il bagno entra acqua in vagina

• Quando faccio ginnastica ho la sensazione che entri aria

• Mi fa male quando ho rapporti sessuali

• Ho una sensibilità ridotta 

• Ho un prolasso

• Ogni tanto perdo gas o feci senza riuscire a controllarli

Se ci si è riconosciute in una o più di queste affermazioni è bene indagare.  Attenzione, questo vale non solo in gravidanza, ma sempre! La salute del pavimento pelvico è importante e possibile ad ogni età. Non è mai troppo tardi per iniziare!

 

Cos’altro si può fare

A volte per il recupero della fisiologica elasticità dei tessuti è sufficiente ricorrere alle palline di Kegel o ai coni vaginali. Si tratta di ausili che servono a stimolare i muscoli del pavimento pelvico. Coni e palline si inseriscono e si trattengono in vagina. I coni somigliano a tamponi, ma sono in plastica anallergica e sterilizzabile; hanno pesi diversi per un allenamento progressivo. Le palline sono in silicone, hanno lievi differenze tra una marca e l’altra, e hanno un sistema di doppi pesi per stimolare i muscoli involontari. Spesso nella confezione di entrambi sono indicati anche alcuni esercizi. Sebbene in molti casi l’utilizzo di questi ausili sia  risolutivo,  il  consiglio è di consultare comunque un esperto prima e durante l’utilizzo di questi presidi,  per evitare insuccessi o recidive, e per decidere lo strumento più appropriato. 

 

Quando consultare il medico

La visita con un ginecologo aggiornato è il primo passo per valutare la situazione e intraprendere la strada giusta per il recupero. Per la maggioranza dei casi la riabilitazione perineale sarà la terapia d’elezione, ma ci sono alcuni disturbi di pertinenza dell’urologo o del proctologo, e una piccola percentuale di casi più gravi in cui potrebbe essere necessario un intervento chirurgico. La tempestività della valutazione  può impedire l’insorgere di un problema serio e di difficile gestione, e garantire una buona qualità della vita fin da subito.

 

Gli errori più comuni da evitare

Il pipì-stop, ovvero l’interruzione del flusso di urina per sentire la muscolatura pelvica, è stato usato per lungo tempo come strumento di riabilitazione, ma ora non si usa più, perché è stato dimostrato che non solo è poco utile ma può essere anche dannoso, in quanto va ad interrompere il fisiologico sistema di attivazione dello stimolo. Si consiglia di ricorrervi solo in casi molto gravi, e comunque solo per le volte necessarie a riconoscere la contrazione.

Sottovalutare il cesareo: durante un parto cesareo le strutture della pelvi sono comunque coinvolte, viene inciso il muscolo Trasverso dell’Addome, che è implicato nella continenza; anche la cicatrice può influire sulla sensibilità. È utile allenare ugualmente il pavimento pelvico, come se si partorisse naturalmente, e nel caso in cui noti i sintomi del nostro elenco è bene fare la riabilitazione in ogni caso.

Pensare all’incontinenza come unico sintomo: altro errore da non fare! Anche la perdita della sensibilità, il dolore alla penetrazione, la sensazione di “ingombro” durante i lavaggi, o la poca attivazione dei muscoli possono essere sintomi di disfunzioni. Parlare con il ginecologo o con un altro specialista è sicuramente un primo passo per evitare il peggioramento.

Vergognarsi: in Italia si ha ancora qualche pudore ad ammettere di avere un disagio di incontinenza o di dolore, oppure si pensa che sia normale e ci si rassegna. È anche vero che da noi se ne parla solo in ambiti specialistici, o per l’acquisto di ausili di contenzione. Vediamo tante pubblicità di assorbenti che minimizzano il rischio di odori, ma nessuno dice che si può fare qualcosa per risolvere il problema. Questo porta ad un circolo di scarsa informazione e di imbarazzo, che crea altro silenzio sull’argomento. Invece sono disturbi molto comuni e possono migliorare o addirittura recedere.

Fare tanta ginnastica: ebbene sì, a volte si pensa di poter ovviare il problema allenando addominali e glutei, ma se aumentiamo la pressione all’interno della pancia potremmo addirittura far aumentare il sintomo! È bene evitare il fai-da-te, e pensare ad una buona valutazione prima di rischiare che una semplice debolezza perineale si trasformi in prolasso.

Fare autodiagnosi con il computer: in rete ci sono tante informazioni, ma non tutte sono attendibili. Le esperienze di altre persone potrebbero sembrare simili alla tua solo in apparenza, quindi i consigli potrebbero essere fuorvianti.

Se hai altri dubbi, non avere paura di esporli al ginecologo o alle ostetriche che ti seguiranno durante il parto, o scrivici sul sito PCare. Le tue domande ci aiuteranno ad informarti meglio, e se hai necessità di una valutazione, saremo felici di incontrarti.

 

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