Dalla rivista NOVE MESI: TEST SCREENING PER LE ANEUPLOIDIE

Nei numeri precedenti abbiamo presentato il programma PCare presso la Casa di Cura Villa Margherita di Roma che segue una donna incinta a 360°. Questo mese parliamo delle tecniche non invasive per le anomalie cromosomiche.


 

Nei numeri precedenti abbiamo presentato il programma PCare presso la Casa di Cura Villa Margherita di Roma che segue una donna incinta a 360°. Questo mese parliamo delle tecniche non invasive per le anomalie cromosomiche. In collaborazione con la Dott.ssa Luciana Capolino Specialista in ostetricia e Ginecologia accreditata dalla Fetal Medicine Foundation di Londra unità di Diagnosi prenatale casa di cura Villa Margherita Roma.

Negli ultimi 20 anni l’introduzione dei test di screening per le anomalie cromosomiche ha completamente rivoluzionato la diagnosi prenatale, consentendo di identificare le pazienti a rischio di aneuploidie e di ridurre pertanto notevolmente il numero di esami invasivi. Le aneuploidie sono alterazioni del numero dei cromosomi. Le più comuni sono le trisomie, nelle quali è presente
un cromosoma soprannumerario in una coppia; ad esempio la sindrome di Down (mongolismo) è causata dalla presenza di un cromosoma 21 in più.

Le anomalie cromosomiche sono modificazioni della quantità di DNA che deve essere presente nella cellula e in linea
di massima si traducono in gravi danni a livello fisico, mentale e psicomotorio, rendendosi responsabili di tipiche sindromi cliniche. Le anomalie cromosomiche presentano una relazione con l’età materna ed aumentano con l’aumentare della stessa. Ogni donna in gravidanza ha un rischio di avere un figlio affetto da un’anomalia cromosomica, come la sindrome di Down. L’unico modo per avere la certezza sulla presenza o meno di un’anomalia cromoso- mica è di sottoporsi ad un esame diagnostico invasivo, come la villocentesi o l’amniocentesi. L’esecuzione di questi esami però comporta un rischio di aborto, che per entrambe si aggira intorno allo 0,5-1%.

Che cos’è un Test di Screening?

I test di screening sono esami non invasivi (quindi non mettono a rischio la gravidanza) che stimano il rischio personale
e specifico di una donna di avere un feto affetto da alterazioni cromosomiche. Quindi non forniscono un risultato certo ma una probabilità, che non sempre corrisponde alla reale presenza di patologia. L’eventuale conferma o esclusione della malattia verrà effettuata attraverso esami più specifici come amniocentesi o villocentesi. I test di screening indagano essenzialmente la sindrome di Down, la trisomia 18 e la trisomia 13.

Un valido test di screening è quello che permetta di stabilire la probabilità o rischio che un feto sia affetto da un’anomalia cromosomica. Se, dopo il test di screening, il rischio per anomalie cromosomiche è alto si consiglia l’esecuzione di un esame invasivo (come villocentesi o amniocentesi), se il rischio è basso si procede con periodici controlli di routine.

Bi-Test

Il metodo più efficace di screening
per la sindrome di Down attualmente disponibile è il test combinato o Bi-test, messo a punto dal Prof. Nicolaides (Fetal Medicine Foundation di Londra), basato sulla combinazione di vari fattori. Si parte dall’età materna per definire il rischio di base e questo viene successivamente modificato e personalizzato per quella specifica gravidanza in base ai risultati di un’ecografia eseguita tra le 11 e le 13+6 settimane e di un prelievo di sangue materno. In questo modo è possibile identificare circa il 95% dei feti con la sindrome di Down eseguendo un esame invasivo solo nel 5% delle donne in gravidanza. La parte ecografica dello screening consiste nell’esecuzione di una serie di misurazioni, quali la lunghezza del feto (CRL), la frequenza cardiaca fetale, lo spessore della translucenza nucale (NT), la presenza o meno dell’osso nasale e la valutazione di alcune anomalie funzionali quali il rigurgito (reflusso) a livello della valvola cardiaca atrio-ventricolare destra (tricuspide)
ed un flusso retrogrado a livello di una struttura venosa presente sono nella vita intrauterina (dotto venoso). L’esecuzione dell’esame di screening tra le 11 e le 13+6 settimane di gravidanza ha tra le sue ragioni la disponibilità di un esame invasivo come la villocentesi, eseguibile a quest’epoca di gravidanza, che permetta di avere la certezza sulla presenza
o meno di un’anomalia cromosomica, qualora l’esame di screening indichi che il rischio è elevato. Inoltre, nel caso in cui il risultato della villocentesi sia patologico e la coppia decida di interrompere la gravi- danza, la procedura utilizzata a questo scopo è più sicura e meno traumatica per la donna a 11-14 settimane piuttosto che dopo le 16 settimane.

I dati provenienti dalle caratteristiche materne (età, peso, gruppo etnico, fumo di sigaretta), dalla valutazione ecografica e dall’esame del sangue materno vengono inseriti in un programma che valuta
la combinazione dei vari fattori e calcola il rischio personale per la sindrome di Down ed altre anomalie cromosomi-
che in quella determinata gravidanza.
I risultati vengono valutati insieme agli operatori o con il ginecologo ma la decisione di effettuare un esame diagnostico invasivo rimarrà una scelta personale della coppia.

Esami sempre più accurati

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad
un continuo aggiornamento e perfezionamento del Bi-test o test combinato. Infatti, attraverso la valutazione di ulteriori proteine del sangue materno e di ulteriori parametri ecografici, lo screening del primo trimestre consente attualmente
di valutare il rischio oltre che delle più comuni aneuploidie, anche delle principali patologie che si manifestano nella seconda metà della gravidanza, quali la preeclampsia, il ritardo di crescita fetale e la minaccia di parto pretermine. è stato in tal modo rivoluzionato il metodo usato in passato per seguire le donne in gravidanza, consentendo la precoce identificazione di quelle a rischio delle suddette patologie e l’impostazione di una terapia e di una serie di controlli adeguati al singolo caso, prevenendo in tal modo che la patologia si manifesti.

Tali test di screening sono stati messi
a punto dalla Fetal Medicine Foundation (FMF), organismo con sede a Londra. Da oltre due anni è disponibile un ulteriore e più accurato test di screening per le anomalie cromosomiche, il Cell-free DNA test o Harmony test.

Harmony Prenatal Test

Cosa è Harmony Prenatal Test? è un esame di diagnosi prenatale non invasiva che permette di rilevare in modo accurato, le più comuni trisomie fetali, trisomia 21 o Sindrome di Down, trisomia 18 o Sindrome di Edwards, trisomia 13 o Sindrome di Patau, aneuploidie dei cromosomi X e Y (Sindrome di Turner, Klinefelter, XYY) e sesso fetale a partire dalla 10a settimana di gravidanza fino al termine. è un esame privo di rischi per la madre e per il feto in quanto eseguito su un semplice prelievo di sangue materno.

Come funziona Harmony Prenatal Test? Il test nasce dalla combinazione dalle più recenti acquisizioni scientifiche nel campo della diagnosi prenatale e da innovative tecnologie di biologia molecolare che analizza il DNA fetale nel sangue materno. Il DNA totale (fetale e materno) viene estratto dal sangue, viene poi identificato quello del feto che si distingue da quello della madre perché è sotto forma di piccoli frammenti. Si sequenziano ed analizzano i marcatori che identifica-
no i cromosomi fetali 13, 18, 21, X e Y mediante l’analisi diretta del DNA fetale stesso. Questo permette di indagare se è presente una copia in più del cromoso- ma analizzato.

Il test ha una attendibilità diagnostica superiore al 99% per la trisomia 21 con una percentuale di falsi positivi inferiore allo 0,1%

• Un eventuale risultato positivo, dopo opportuna consulenza genetica, può esse- re confermato con analisi cromosomica mediante villocentesi o amniocentesi.
• Harmony Prenatal Test può essere eseguito a partire dalla 10a settimana di gravidanza.
• Si può effettuare in caso di una gravi- danza spontanea con un feto singolo
e da fecondazione “in vitro” (IVF, ICSI)
sia con auto-donazione sia da donatori di ovociti non parentali, ma sempre in presenza di un singolo feto.
• Si può effettuare in caso di gravidanza gemellare spontanea e da fecondazione “in vitro” con auto-donazione di ovociti.
• è un esame con tempi di risposta rapidi (12 giorni lavorativi) e di semplice esecuzione, poiché basta un comune prelievo di sangue materno eseguibile dalla decima settimana di gestazione.